Storia di Silvia, giovane ingegnere che ha salvato l’acqua
Data: 7 giugno 2012 | Di: Redazione
Categoria: Acqua

Lei ha passato molto tempo a studiare le falde acquifere; inquinamento e bonifica. Lo ha fatto perché è un lavoro “utile alla società”, un modo per “dare un contributo al progresso e al rispetto per l’ambiente”, per innovare e migliorare la società attraverso i suoi studi e il suo impegno. Un modo, inoltre, per costruire, a suo modo, il futuro.
Lei è Silvia Comba, 30 anni, torinese, laureata in Ingegneria Ambientale presso il Politecnico di Torino nel 2006. Nel 2011 ha conseguito il dottorato di ricerca a Torino e il dottorato di ricerca europeo, dopo aver studiato a New York e a Stoccarda. Un percorso simile a quello di molti, si spera.
Al suo ritorno in Italia la sua tesi è stata premiata, per il debutto nella ricerca, al concorso Eni Awards 2012. Una medaglia coniata per l’occasione e una borsa di 25.000 euro.
L’argomento della sua tesi è “Sviluppo di una tecnologia del ferro di nano e micro scala a valenza zero per la bonifica delle falde acquifere”.
Spiega Silvia:
L’acqua scorre nel sottosuolo attraverso delle sabbie molto spesso è contaminata da sversamenti e scarichi di attività industriali, spesso eredità del passato, quando c’era scarsa attenzione all’ambiente. Se consideriamo che questa acqua serve al fabbisogno di 3/4 della popolazione è evidente che sia necessario depurarla. La sabbia presente nel sottosuolo spesso contribuisce alla depurazione in modo naturale, ma affinché l’acqua sia depurata completamente ci vuole molto tempo. Quindi è necessario trovare un sistema, ecocompatibile, che riesca ad accelerare notevolmente il processo. L’acqua è una fondamentale e imprescindibile risorsa, la mia convinzione è cercare di tutelarla e valorizzarla in modo sostenibile. E il discorso vale per tutte le altre risorse offerte dall’ambiente. Non è possibile immaginare una sospensione o una limitazione dell’attività delle industrie; si deve progredire, crescere; anche io ho la macchina e non voglio smettere di usarla. Ma l’idea è trovare tecniche per andare avanti attraverso la cultura e il rispetto ambientale.
Il sistema individuato da Silvia è stato valutato innovativo e di buon impatto. Dopo il dottorato Silvia ha vinto un assegno di ricerca nel gruppo “Chemical Reaction Engineering for Energy and Environment” presso il Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino; si occupa dello sviluppo di catalizzatori capaci di rispettare le normative sulle emissioni utilizzando però materiali più economici e più disponibili rispetto ai metalli nobili in uso.
Oggi Silvia vive per cause nobili, sviluppando ricerche utili agli altri e alla sua stessa vita:
TweetAdesso mi sto occupando del metano e di come riuscire a rendere del tutto ‘verdi’ ed economiche le vetture. La benzina ormai ha costi sempre più alti e un forte impatto ambientale; il metano si trova con molta facilità nel sottosuolo, è meno inquinante e ha le giuste caratteristiche per diventare il combustibile del futuro. Però c’è un problema legato alla combustione: possono rimanere piccole quantità di metano incombusto che producono un effetto serra più forte della CO2. Ora gli studi più avanzati si occupano di risolvere questo problema. E per me è una cosa molto avvincente.
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