Dalle “stalle alle stelle”: lo space farming
Data: 6 giugno 2012 | Di: Redazione
Categoria: Agricoltura

Lo Spazio come ultima frontiera anche per l’agricoltura. Le sfide che il comparto primario dovrà affrontare agli albori del terzo millennio sono diverse: tra le principali annoveriamo il soddisfacimento delle crescenti richieste alimentari ed energetiche, nonché la necessità di un efficiente sistema di smaltimento e riciclo dei rifiuti organici, di depurazione delle acque e dell’aria.
Vi è però un’altra missione di vitale importanza dal punto di vista scientifico: la previsione della colonizzazione della Luna e di Marte definita con il termine di space farming.
Non è fantascienza. Stiamo parlando di proiezioni future. Lo space farming rende la tematica una sorta di palestra delle scienze biologiche. Alla base dello space farming vi è il concetto di suolo, non inteso come mero substrato, bensì come un complesso sistema biologico in cui la componente organica (vivente e non) unitamente alla componente minerale concorrono alla sua funzione di bio-reattore, in grado di riciclare i componenti primari in modo da permettergli di sostenere la vita. Questa capacità prende il nome di fertilità, mentre il modo con cui questa proprietà si manifesta, è definito come funzionalità.
L’insieme delle azioni da intraprendere per permettere l’induzione e il mantenimento della fertilità nei suoli extraterrestri sarà di estrema utilità anche per consentire la sopravvivenza delle basi extraterrestri in termini di produzione di alimenti, smaltimento dei rifiuti, di riciclaggio delle materie prime, di depurazione di acqua ed aria, grazie anche al contributo delle piante, e di disponibilità di fonti energetiche.
I principali ostacoli da superare sono da ricercarsi nelle condizioni ambientali che caratterizzano i pianeti extraterrestri: parliamo in tal caso di ridotta gravità, bassa pressione atmosferica, possibile presenza di gas tossici, assenza di ossigeno, di forte irraggiamento UV, e di caratteristiche dei suoli extraterrestri.
Questi ultimi contemplano la scarsa presenza o assenza di acqua disponibile, la mancanza dell’azoto essenziale per la vita, l’eccessiva finezza dei sedimenti, un’elevata micro-porosità e condizioni di bassa gravità. L’azione sinergica di questi fattori è causa di una limitazione nei suoli extraterrestri nel movimento dell’acqua e nella diffusione dell’ossigeno. Da rilevare inoltre che è frequente la presenza di sali solubili e di elementi tossici. L’insieme di questi fattori rende l’induzione della fertilità nei suoli extraterrestri una vera sfida scientifico-tecnologica, cui va aggiunta la nostra scarsa conoscenza dei suoli extraterrestri in termini di tipologie presenti sui singoli pianeti.
Nonostante le difficoltà, sono indubbiamente molte le potenzialità insite nella sfida rappresentata dallo space farming, che permetteranno di migliorare l’efficienza delle pratiche agricole fino, magari, a consentire il recupero alle pratiche agricole di suoli estremi marginali. Ulteriori previste ricadute tecnologiche permetteranno l’adozione di più efficienti sistemi di riciclaggio dei rifiuti, di depurazione delle acque ed aria con un basso impatto ambientale, e di bio-produzione di energia elettrica.
In conclusione, parafrasiamo un noto detto popolare per dire che la sfida tecnologica rappresentata dallo space farming si potrebbe definire inizialmente come “dalle stalle alle stelle” per poi trasformarsi, grazie alle ricadute tecnologiche sulle attività di resource managing sulla terra, in “dalle stelle alle stalle” ma con significato, si spera, decisamente positivo!
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