Suolo agricolo, come si arresta la perdita della fertilità?

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A disposizione degli agricoltori vi è soltanto un’area pari all’11% del suolo fertile su scala mondiale. Tale percentuale, peraltro, è in via di ridimensionamento.

Ogni anno vengono meno dieci milioni di ettari di terreno, per via dell’erosione e della crescita di mari e deserti. Inoltre, 20 milioni di ettari vengono abbandonati in quanto la qualità del terreno è troppo degradata per coltivarlo, in larga misura per via delle tecniche agricole intensive.

La perdita di fertilità del suolo conduce alla diminuzione della produttività: un calo del 50% della materia organica implica un taglio del 25% dei raccolti. Le stime sono state fornite dal CONAF in apertura della Giornata Mondiale del Suolo, in programma quest’oggi a Roma, presso la Citta dell’Altra Economia. Evento organizzato, oltre che dal Consiglio dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali, anche dall’AISSA, ISPRA, Commissione Europea (JRC), Slow Food e Legambiente.

La fertilità del suolo è direttamente proporzionale alla sua produttività, ovvero alla capacità di essere idoneo ai fini della coltivazione e della produzione di alimenti, di foraggio, di fibre, di biomassa e di energia rinnovabile.

Se da un lato il terreno fertile diminuisce, dall’altro lato l’agricoltura, che usa già il 70% dell’acqua dolce disponibile, dovrebbe essere in grado di aumentare del 50% la produzione globale senza usare più acqua e tagliando in maniera netta l’utilizzo dei concimi che avvelenano il suolo.

Oggi la fertilità dei suoli del pianeta è a rischio, infatti, un terzo dei terreni mondiali sono degradati, per via dell’erosione, della compattazione, dell’impermeabilizzazione, della salinizzazione, dell’erosione di materiale organico e di nutrienti, dell’acidificazione, dell’inquinamento e di altri processi causati da pratiche insostenibili di gestione dei terreni.

I suoli sono in pericolo anche per via dell’urbanizzazione crescente, della deforestazione, del sovra-sfruttamento, dell’inquinamento, del sovra-pascolo e del cambiamento climatico. Il tasso attuale di degrado dei suoli minaccia la capacità di rispondere ai bisogni delle generazioni future. La promozione della gestione sostenibile dei suoli è essenziale per un sistema alimentare produttivo, per dei mezzi di sussistenza migliori e per un ambiente sano.

Al fine di gestire i suoli in un’ottica di sostenibilità, le opzioni sono numerose. La diversificazione delle colture, prassi un uso nella maggioranza delle aziende agricole familiari del pianeta, rappresenta una di queste; le rotazioni agronomiche conservano senza alterarlo il valore dei suoli in quanto contemplano riposo e fertilizzazione organica. Non è un caso che la pratica del maggese con diverse opzioni agronomiche sia stato il sistema più utilizzato in Europa in tutta l’epoca storica consentendo, attraverso innovazioni a mano a mano applicate da agronomi lungimiranti, una produttività tale da essere la premessa alla rivoluzione industriale.

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