Tradizionale, biologica, modificata: i tanti volti dell’agricoltura

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Con stime ufficiali che parlano di un esponenziale aumento della popolazione entro qualche anno, l’attenzione di esperti, studiosi e scienziati è tutta puntata sulla questione primaria che questo evento genera: qual è il metodo migliore per produrre il cibo necessario alla sussistenza alimentare di nove miliardi di persone?In questi ultimi anni si sono susseguiti studi, conferenze, pubblicazioni sulle tante possibilità di sfruttamento della terra per la produzione alimentare che hanno cercato di esplorare i pro e i contro di ognuna di queste metodologia, ma ancora non si è arrivati a una posizione unanime. Lo scontro avviene su tre fronti: tra chi sostiene l’agricoltura tradizionale, chi quella biologica e chi, invece, si affida agli OGM.Le attuali pratiche di coltivazione, l’agricoltura tradizionale, sono il fulcro di questa discussione. Dopo aver dato prova di non poter essere in grado né di sostentare la crescente popolazione mondiale né di garantire la sostenibilità ambientale a lungo termine, è oggetto di un fuoco incrociato da parte di chi, da un lato, vorrebbe tornare alla vera tradizione agricola, ovvero quelle pratiche oggi messe in atto nell’agricoltura biologica, e, dall’atro, da coloro che vorrebbero fare un salto in avanti sfruttando le possibilità messe a disposizione dalla tecnologia.Gli scienziati non hanno ancora trovato un accordo su quale dei due metodi possa sostituire efficientemente l’agricoltura tradizionale, mentre l’opinione pubblica sembra essere unanimemente a sfavore degli OGM, ritenuti pericolosi non solo per la salute umana ma anche per l’ambiente, anche se questi ultimi hanno registrato una forte crescita: secondo un rapporto dell'Isaaa (Servizio internazionale per l'acquisizione delle applicazioni agrobiotecnologiche), nel 2014 le superfici coltivate con piante geneticamente modificate hanno raggiunto 181,5 milioni di ettari, 6,3 milioni in più rispetto all'anno precedente, per un tasso di crescita pari al 3-4%, coinvolgendo 18 milioni di agricoltori in 28 paesi.Visioni assolutamente inconciliabili, tra le quali si inseriscono dei forti interessi economici: se, infatti, l’agricoltura biologica ha dato prova di essere la migliore via percorribile per salvaguardare la popolazione e il Pianeta stesso, non assicura la stessa resa per ettaro coltivato con piante geneticamente modificate, sulle quali grandi e importanti aziende multinazionali stanno basando i loro guadagni.

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