Turismo enogastronomico in salute nonostante la crisi

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Cosa piace ai turisti del Belpaese?La maggior parte degli stranieri sembra sceglie l’Italia per la sua arte, per la natura e, naturalmente, per il cibo, mentre quelli italiani apprezzano molto la natura ma anche la sicurezza del paese.Questi, almeno, sono i risultati dello studio sul turismo internazionale effettuato dalla Banca d’Italia nel periodo 1997/2012. Nello specifico dallo studio emerge che i turisti che nel 2012 hanno scelto l’Italia solo per le sue specialità gastronomiche sono lo 0,7% del totale, con una spesa dei viaggiatori internazionali per il food & beverage che è rimasta costante negli ultimi dieci anni (circa il 20% del budget a disposizione).L’agriturismo, parte integrante del turismo enogastronomico, sembra essere maggiormente preferito dagli italiani, che vi pernottano più frequentemente rispetto ai turisti stranieri (3,1% contro il 2%).La crisi sembra aver influito di più sulle spese degli italiani per bar, ristoranti e prodotti tipici, con una percentuale del 23,2% del totale costo vacanza dedicata all’enogastronomia nel 2002 e il 20,5% nel 2012.Per quanto l’enogastronomia sia solo una delle ragioni di scelta dell’Italia come destinazione delle proprie vacanze, il giro d’affari del solo enoturismo è stato stimato sui 5 miliardi di euro (dati Censis Servizi/Città del Vino), per una spesa per ristoranti, pizzerie, bar, caffè e pasticcerie, di 12,6 miliardi di euro (Osservatorio nazionale del Turismo).Il settore turistico è quindi in buona salute nonostante la crisi: secondo gli ultimi dati pubblicati dal World Travel and Tourism Council, il contributo economico del turismo all’economia italiana è stato di 159,6 miliardi di euro (il 10,3% del Pil), e per il 2014 dovrebbe attestarsi a 163 miliardi di euro.Un successo innegabile, quindi, alla cui base c’è anche la sinergia del settore turistico con quello agroalimentare.

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