Un nuovo kit genetico per aumentare la resa dei pomodori

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I pomodori sono tra gli alimenti più geneticamente modificati nella storia. Fino ad ora i coltivatori hanno fatto affidamento sulla variazione naturale dei geni delle piante per aumentare la resa, arrivando a ottimi risultati che hanno migliorato sia la qualità che la quantità dei frutti, ma, ad oggi, i miglioramenti ‘naturali’ sono arrivati ad una fase di stallo e, dato che la popolazione mondiale sta crescendo esponenzialmente e già adesso circa una persona su 8 vive senza il nutrimento necessario, si è reso indispensabile un approccio scientifico moderno per aumentare la produzione.È da questo assunto che sono partiti i ricercatori del Cold Spring Harbor Laboratory (CSHL) guidati dal Professor Zachary Lippman, per trovare un modo di aumentare la resa delle colture per produrre più cibo. Gli scienziati sono intervenuti sull’architettura genetica delle piante di pomodoro sulla base delle esperienze dei coltivatori che, per primi, hanno riconosciuto che la selezione di piante con architetture modificate ha un impatto importante sulla quantità di frutti prodotti dalle piante di pomodoro.Come tutte le altre piante da fiore, anche per i pomodori l’equilibrio tra la crescita vegetativa - germogli e le foglie - e la produzione di fiori è controllato da una coppia di ormoni opposti, l’ormone florigeno e quello anti-florigeno. Per aumentare la resa dei raccolti, è necessario che le piante producano il maggior numero di fiori e frutti possibile, ma questo richiede energia che viene prodotta nelle foglie.Il lavoro preliminare fatto da Lippman e dai colleghi israeliani, pubblicato su Nature Genetics, ha dimostrato che una mutazione nell’ormone florigeno può spostare l'equilibrio tra la crescita vegetativa e la fioritura, modificando l'architettura della pianta al fine di aumentarne il rendimento.Il team di ricercatori è riuscito ad individuare un modo per riequilibrare la presenza nelle piante di pomodoro dei due ormoni per massimizzare la produzione di frutti senza compromettere la produzione di energia all’interno delle foglie, necessarie per sostenere i frutti. In pratica, una sorta di kit genetico che i coltivatori possono utilizzare a seconda delle necessità: i ricercatori hanno infatti scoperto che diverse combinazioni sono in grado di aumentare i rendimenti per i pomodorini, mentre altre sono più indicate per i pomodori da utilizzare nell’industria della trasformazione.I risultati ottenuti dal riequilibrio genetico dei pomodori possono essere applicati anche ad altre colture da fiore, in particolar modo la colza, le colture oleaginose e la soia, dato che soprattutto quest’ultima ha fasi di sviluppo e crescita molto simili a quelle del pomodoro.

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