Xylella fastidiosa, si cercano soluzioni alternative per salvare le piante, l’ambiente e l’economia

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Gli effetti dannosi della Xylella fastidiosa, batterio letale per molte specie vegetali che ha colpito duramente la Puglia, si stanno diffondendo a macchia d’olio, andando ben oltre i confini nazionali.Pochi giorni fa la decisione del Ministero dell’Agricoltura francese di bloccare le importazioni dalla Puglia di ben 102 specie vegetali (oltre agli ulivi, la specie al momento più colpita dal batterio, figurano anche vite, fico, albicocco, mandorlo, pesco, agrumi, ciliegio, gelso e numerose piante ornamentali) ha messo in allarme i coltivatori della regione, consapevoli che questa decisione potrebbe non essere isolata.Anche altri Paesi – tra cui partner commerciali storici dell’Italia come la Spagna, il Portogallo e la Grecia – hanno espresso preoccupazione in merito alla possibile diffusione della Xylella e, poiché la normativa europea in materia prevede che i Paesi membri in caso di pericolo imminente possono prendere misure nazionali temporanee contro le importazioni da paesi terzi fino all’intervento della Commissione, non è escluso che nelle prossime settimane altri paesi possano chiudere le loro frontiere ai prodotti Made in Puglia, con conseguenze nefaste sull’economia della Regione.Da più parti è stato chiesto un intervento immediato del Parlamento italiano sulla questione, che sta rischiando di mettere in ginocchio un’agricoltura regionale che, da sola, vale circa 4 miliardi di euro all’anno. Per la Coldiretti si tratta di una vera e propria calamità nazionale, per la quale non esistono ancora soluzioni efficaci e sicure: il piano Silletti, che prevede l’eradicazione delle piante colpite dalla Xylella e la successiva aratura dei terreni, rischia di sconvolgere il territorio pugliese anche nel caso in cui l’eradicazione riguardasse solo 10mila piante e non 35mila come inizialmente preventivato.Ai coltivatori pugliesi non è stata lasciata possibilità di scelta se non quella di eliminare le piante malate, ma lo sradicamento è davvero l’unico rimedio possibile? Secondo Cataldo Motta, il procuratore di Lecce che si sta occupando delle indagini sul caso, la scarsa conoscenza di questo batterio, da poco presente in Italia, rischia di portare a interventi drastici non necessari quando invece esistono misure meno drastiche soprattutto se si interviene sul fronte della prevenzione nei casi in cui l'essiccamento anomalo non si sia ancora manifestato.

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